Buio Pesto
Quaderno Scientifico Numero 2
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Copertina del libro Quaderno Scientifico Numero 2
Autore: Umberto Tundo
Pagine: 22
N° Catalogo: QSBP02-1999
Biblioteca: Biblioteca Geo CAI Bassano
Luogo di pubblicazione: Bassano del Grappa (VI)
Anno publicazione: 1999
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Indice del contenuto
Scritto da Mirko Fossa

Andar per grotte non significa solo antri meravigliosi, impreziositi da stalattiti e stalagmiti o scoprire dopo un meandro lungo e stretto un pozzo gigantesco, dove la piccola luce del carburo si perde nel buio più nero; ahimè a volte le lisce pareti lavorate dall'acqua nascondono non tesori della natura ma spazzatura gettata lì dall'uomo. Così a noi speleologi un giorno è capitato di trovare una grotta, purtroppo non l'unica trasformata in discarica abusiva.


In questo lavoro si vogliono analizzare le problematiche relative ad una discarica abusiva in grotta, tale fenomeno non è purtroppo nuovo per noi addetti ai lavori, e dovrà anche essere preso in seria considerazione dalle amministrazioni locali.

Il termine "Ecogrotta" deriva dall'unione di due termini molto chiari: uno legato all'ecologia e alle problematiche ambientali, l'altro all'ambiente speleologico.

Per definizione, l'ecologia è una disciplina che studia le interazioni reciproche tra l'ambiente e gli organismi viventi. La tipologia di queste interazioni è tale da determinare e condizionare i processi che governano la struttura, l'abbondanza, la distribuzione e l'evoluzione di tutte le specie.

Sono così delicati e complicati questi aspetti che un solo squilibrio in uno di essi può avere ripercussioni anche in ambienti molto diversi e lontani tra loro. Per questo oggi all'ecologia si riconosce il ruolo di scienza di base, dalla quale dipendono il mantenimento, la conduzione e l'utilizzazione delle risorse naturali come pure il benessere e la sopravvivenza del genere umano. Quindi come tale deve intervenire in tutti i casi in cui si minaccia anche il benessere dell'uomo. Questa visione globale deve ora mirare soprattutto al bene delle generazioni future.

La prima modifica della situazione naturale è, quindi, iniziata con uno sfruttamento di risorse primarie: queste ultime costituiscono i beni che l'uomo utilizza, attraverso le attività economiche, per soddisfare i propri bisogni, a volte limitandosi semplicemente a raccoglierle, più spesso trasformandole in prodotti di maggiore utilità. L'acqua, pur essendo la risorsa più rinnovabile e più importante del nostro pianeta, sta acquisendo un valore sempre maggiore a causa del generale degrado della sua qualità a seguito dell'inquinamento. Infatti non sono stati compromessi solo i fiumi e i moltissimi corsi d'acqua minori che nascono dalle sorgenti carsiche poste alla base dei rilievi calcarei, ma anche il sottosuolo, che racchiude preziose riserve idriche. In questo caso non si parla solo d'alterazione delle caratteristiche organolettiche (il livello d'inquinamento è drasticamente mutato sia per tipologia che per quantità), ma anche di un enorme sfruttamento che ha originato un sensibile abbassamento del livello della falda modificando il regime naturale del sistema idraulico sotterraneo.

Le problematiche riguardanti il reperimento di nuove risorse idriche e la valutazione dei bacini di immagazzinamento sotterranei, anche se già parzialmente sfruttati, rivestono in Veneto, come in altre regioni italiane, un particolare interesse.

Le modalità di stoccaggio e di circolazione sotterranea delle ingenti risorse idriche sono connesse alla stratigrafia dell'area e alle passate vicissitudini tettoniche dei massicci carbonatici vicini. Se da un lato le dislocazioni tettoniche hanno creato, all'interno della compagine carbonatica, le vie preferenziali per l'instaurarsi di una circolazione idrica sotterranea e le condizioni per lo stabilirsi di un acquifero carsico, la successione degli eventi, anche geomorfologici, ha provveduto ad approfondire e carsificare le fratture tettoniche.

La salvaguardia del nostro patrimonio idrico sotterraneo è ora al vaglio della Comunità Economica Europea. Studi mirati lo hanno stimato di consistenza ragguardevole, tanto che è indicato come il più importante d'Europa. Dalla fascia pedemontana, dominio dell'acquifero indifferenziato, traggono origine ed alimentazione le falde artesiane profonde della Media e Bassa Pianura, che si spingono fino alla costa adriatica ed oltre. Sue piccole alterazioni possono innescare gravi conseguenze per l'equilibrio dell'ambiente ed è per questo che ogni cittadino deve adottare tutti quegli atteggiamenti volti ad evitare gli sprechi ed impedire qualsiasi forma di contaminazione delle falde acquifere (Mozzi, i 994).Amareggia il fatto che anche se c'è la consapevolezza che nell'arco di poche decine d'anni, secondo un'indagine dell'UNESCO, circa il 40% del fabbisogno mondiale di acqua potabile dovrà essere fornita dagli acquiferi carsici, l'uomo ben poco fa per difendere tale patrimonio idrico. Come altri beni, l'acqua va trattata come risorsa limitata, e si differenzia dagli altri per una particolarità: è rinnovabile con cicli più o meno lunghi.Altra questione è che la complessità delle dinamiche naturali nel caso di alterazioni ambientali indotte da attività umane dannose, si riflette nell'estrema complicatezza delle possibili soluzioni al degrado prodotto. Questo perché i “dissesti" quasi mai sono avvertibili nel medesimo istante in cui sono prodotti ma anzi, più spesso, vengono tragicamente alla luce dopo dei tempi imprevedibili di quiescenza (Chiesi, 1988).

Altro problema divenuto negli ultimi anni di attualità è quello dei rifiuti. Nel passato, con l'industrializzazione che svuotava le campagne e gonfiava le città, l'inqui­namento prodotto era ritenuto un necessario effetto collaterale da rimandare al futuro. La civiltà dei rifiuti tende a seppellire sotto terra i prodotti del proprio spreco, sperando di non doversene occupare mai e sicura che nessuno potrà scoprirne la fonte. Fortunatamente ora la "coscienza" del rispetto della natura è aumentata anche nelle giovani generazioni.

A questo punto è necessario definire il termine grotta: cavità naturale di solito in rocce calcaree dovuta prevalentemente all'azione chimica delle acque. Constatare che queste cavità vengono sempre più spesso usate come "depositi" definitivi e abusivi, ci ha portato ad attuare un programma per tentare di salvaguardare un ambiente così fragile, e allo stesso tempo di sensibilizzare l'opinione pubblica. La bonifica di una cavità ipogea non è un esperimento nuovo per noi, e non è la prima volta che viene fatta pubblicità alla cosa nel territorio vicentino. Il trovarsi di fronte ad una discarica, più o meno abusiva, è infatti uno dei problemi per chi, per passione o per lavoro, effettua delle passeggiate nel territorio montano. L'uso indiscriminato degli abissi come deposito finale dei rifiuti è destinato, purtroppo, ad incrementarsi. Se la voce di chi in passato ha denunciato fatti simili fosse stata tenuta in maggiore considerazione si sarebbero potuti evitare, e per tempo, molte serie difficoltà di approvvigionamento idrico sorte negli ultimi anni (Busellato et Ali, 1991).

Quando ci si trova di fronte ad un quantitativo di immondizia relativamente piccolo, il suo trasporto fino ad una località servita dalle autorità competenti, è responsabilità non solo degli amanti della montagna, intesa come patrimonio naturale, ma anche di chi la usa" solo per il riposo del fine settimana.
Data inserimento: Lunedì 21 Febbraio 2011 18:26

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